YOGA

 

“Nessun percorso, nessun consiglio, nessuna progressione, solo la celebrazione costante di ciò che non poteva non essere!”

Eric Baret

Per accostarsi:

Lo Yoga, antica disciplina indiana, è una disciplina psicofisica completa.

Yoga deriva dal sanscrito yug che esprime unione dell’individuo con se stesso, con l’altro e con il tutto, di cui è parte integrale, ma significa anche giogo, quindi  rappresenta la individuale consapevolezza unidirezionale al qui-ora, dell’istinto, dell’emozione e dell’intuito nel contesto ambientale. È una ginnastica dolce che migliora la circolazione e tonifica i tessuti, inoltre, grazie al mantenimento vigile delle posizioni per un certo lasso di tempo sviluppa forza, agilità, equilibrio e concentrazione. Facendo lavorare tutti muscoli e i legamenti del corpo in modo armonioso essa agisce anche a livelli più profondi dal piano mentale, all’emozionale fino all’animico. Inoltre lo yoga educa al rilassamento tramite una migliore e più consapevole respirazione che conduce alla calma e all’autocontrollo rendendoci meno agitati.

Praticare Yoga inoltre permette di maturare gradualmente la coscienza dei progressivi cambiamenti del proprio corpo, cominciando a percepire i possibili disagi futuri dovuti alle eventuali posture scorrette.

Lo Yoga è un approccio efficace per promuovere lo sviluppo delle qualità intellettive e delle qualità del “cuore”, infatti le tecniche e gli esercizi proposti, sono strumenti di conoscenza che permettono ad ognuno di crescere e sviluppare le proprie potenzialità senza soffocare i propri impulsi.

Obiettivo generale è fornire ai praticanti la possibilità di accostarsi all’esperienza dello Yoga in una logica di rispetto e “ascolto” reciproco.

Gli obiettivi specifici da raggiungere sono:

  1. Sviluppare un clima di serenità e armonia promuovendo apertura e rapporti positivi tra i componenti del gruppo;
  2. Valorizzare le esperienze personali integrandole in un percorso di interiorizzazione e osservazione;
  3. Stimolare il linguaggio espressivo del corpo assumendo posizioni statiche e dinamiche imitando il mondo della Natura;
  4. Favorire lo scioglimento delle tensioni muscolari e mentali nonché dei blocchi emotivi;
  5. Sviluppare la consapevolezza che un corpo più sciolto e controllato è preludio ad uno stile di vita più sano da tutti i punti di vista;
  6. Sviluppare maggior interesse, partecipazione e concentrazione per affrontare meglio l’apprendimento didattico;
  7. Promuovere incoraggiamenti per acquisire maggiore sicurezza nelle proprie azioni e  fiducia in se stessi.
  8. Attività: esercizi dinamici preliminari all’assunzione di particolari posizioni (Asana); esercitazioni mirate per addestrare memoria e attenzione e perfezionare lo schema corporeo; ascolto e percezione del respiro per un suo uso corretto; esercizi di equilibrio per aiutare la concentrazione; pratica di rilassamento e di autocontrollo anche attraverso visualizzazioni guidate; training per favorire l’interiorizzazione, aumentare la fiducia in se stessi e nel gruppo, esprimere le proprie emozioni e scaricare le tensioni.

 

Per ritrovarne l’essenza (elementi di yoga del Kashmir):

La pratica di questo yoga-darshana non è raccomandato per le persone con una storia psichiatrica o che seguono trattamenti psicologici come terapie o anche prescrizioni farmacologiche inerenti. La ricerca approfondita di questa arte può creare spazi complessi difficilmente gestibili per le persone già psicologicamente precarie. L’estrema destrutturazione dell’individuo che bagna questo approccio non va bene per chi vuole mantenere “rifugi” psicologici ed è al momento poco integrato nella nostra società.     

Fino a quando vogliamo continuare ad alimentare il bisogno di amare ed essere amati, di essere ascoltati, compresi e rispettati o utilizziamo analgesici e altri farmaci psichici, la liberazione spontanea nella pratica dai vincoli emotivi, può risvegliare psicosi latenti o stimolare quelle già presenti.

Per coloro i quali mettono in questione la complessità e l’aggressione del mondo il non sapere nulla, essere di nulla mancanti, essere niente sono estremo equilibrio, non-sé. Tutto questo per la “persona (maschera)” è diventare pazzi.

Questo non vuole escludere nessuno ma per intraprendere l’avventura che invita la tradizione, il suggerimento è che il conflitto più patologico debba essere calmato.

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 “…Gli asana stimolano la possibilità di percepire quanto sono estesi i nostri rifiuti, le nostre difese e i rinvii della vita. In seguito queste posizioni si rilevano come archetipi della coscienza…

…Spesso l’approccio corporeo sembra indicare un fare, una direzione, una separazione. Questa apparenza, vissuta nei primi tempi, si risolverà in una tecnica che vive con l’ascolto silenzioso…

…Lo yoga è rivelazione. Pare rivolgersi al nostro immaginario di evoluzione, eppure, attraverso la pratica diventa il canto della nostre morte. Dissolvimento delle nostre immagini di aspettative, desideri, paure, la tradizione si percepisce senza riferimenti né anticipazioni ma contiene tutti i passati e i futuri possibili. Questa rivelazione è partecipe di un movimento, di un profumo in cui si ritrovano coloro che avendo rinunciato con gioia a una vita di proiezioni si nutrono d’uno stile che privilegia l’interrogarsi, senza mai limitarsi alle risposte più evidenti. Questo dinamismo, che in Oriente è chiamato tradizione, è la colorazione specifica di una corrente tecnicamente originale ma che è sempre vicina alle altre forme di sguardo possibile…

…Per rispettare la tradizione, queste esplorazioni restano non formulate e, del resto, sono spesso non formulabili: sono tesori nascosti nel cuore del praticante, che scintillano della luce della coscienza, senza la quale non sono niente. Quale che ne sia la ricchezza, questi spazi sono soltanto segni del coordinamento naturale dell’energia. L’intimità con la vita abbandonerà sempre più queste espressioni magiche per inabissarsi nella presenza, silenzio del mondo e dell’io…

…Lo yoga tantrico tradizionale, che mira a sradicare tutto ciò che esiste di umano nel cuore del praticante…

…Perché una scienza sia veridica, deve essere menzionata nei testi rivelati, insegnata dal guru e sperimentata da se stessi…

…Il tappeto da yoga è l’unico maestro…

…Il tappeto diventa lo spazio della rivelazione…

…Nella tradizione del kashmir il corpo è ciò che è percepito. Quello che noi chiamiamo qui organi o gruppo di organi è, dal punto di vista dell’India, considerata una massa vibratoria. Dal punto di vista della fenomenologia, il corpo appare come sonorità, vibrazioni, insieme di suoni a volte armoniosi a volte disarmonici…

…L’ascolto corporale in questa tradizione si avvicina all’arte di scoprirne l’armonia fondamentale, a cancellare le dissonanze e a ritrovare i ritmi originali…

…Bisogna imparare ad ascoltare il corpo senza saperne nulla…Ascoltare l’istante…Non c’è nulla da cambiare. Si vede solo quello che succede. Non c’è niente da escludere. Volere escludere è violenza. Volersi concentrare è violenza. Lasciare la sensazione corporale completamente libera e rimanere aperti. Non si tratta quindi di “arrivare a fare”, ma rendersi ben conto di tutte le limitazioni, dei blocchi, della mancanza di sensibilità che ci abita e maschera la nostra reale corporalità. –  Più la percezione è “una tensione a portare a sé”, personale, più ciò che si sente sarà ingombrato da strati dove l’opacità e la densità manifestano tensioni e reazioni. Rimanere in una posizione con delle tensioni consolida la memoria di tensioni nel cervello. Si rischia di ripetere ogni volta le stesse tensioni e di trovarsi la mattina con il corpo pesante, solido. Tante volte prima di iniziare un movimento certe zone del corpo si fissano in anticipo. Bisogna ascoltare. Una tensione è un elemento che si è separato dal tutto. Quando essa si reintegra nella totalità si libera il flusso naturale dell’energia…”

                                                                                                                                                  E. Baret

 L’INSEGNANTE 

GIOCO MEDITATIVO

YOGA NIDRA

SUGGERIMENTI PER LA PRATICA